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Carovana (anti)americana: l’inizio di un amore malsano

Carovana-migranti-America-Latina-Large-Movements-01

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La Carovana dei migranti sta bussando alle porte degli Stati Uniti per dirgli “è colpa vostra se siamo stati costretti a partire”. Questo è un altro capitolo di un rapporto difficile tra gli Stati uniti e l’America Latina. Di una storia lunga più di un secolo. È una storia che inizia nei primi del ‘900 con l’intento degli Stati Uniti di affermarsi come potenza regionale e mondiale e di trasformare i Caraibi in un agognato “Lago Americano”. È una storia che vede aumentare la dipendenza dell’America latina tra le due guerre mondiali. È una storia fatta di multinazionali, di investitori, di amministrazioni statunitensi, di organizzazioni internazionali, di dottrine, di rivoluzioni, di colpi di stato e del mito del Panamericanismo. È, ancora, la storia della guerra fredda, del narcotraffico, dei progetti allo sviluppo, della CIA e del terrorismo. La nostra Carovana, ora. può partire in un viaggio storico alla scoperta di una storia dove l’Antiamericanismo si è trasformato in speranza.

L’interventismo americano storicamente si è sviluppato in base alla dottrina Monroe, per cui gli Stati Uniti non avrebbero tollerato un intervento delle potenze europee negli affari dell’emisfero occidentale.

Il primo atto importante, come potenza regionale e nascente potenza mondiale, fu quello, nel 1898, di intraprendere la guerra contro la Spagna in merito alla questione cubana. La guerra finì dopo 4 mesi e portò all’acquisizione delle Filippine, di Portorico e di Guam. Questi avamposti risultavano vitali per poter estendere il proprio potere nel mercato cinese, dove l’ascesa giapponese cominciava a far paura alla libertà di commerciare nella regione. Altro effetto importante fu quello di avere una maggiore presa sui Caraibi con una indipendenza di Cuba, di fatto, nominale.

Nel 1904 Theodore Roosevelt, presidente degli Stati Uniti tra il 1901 e il 1909, aggiunse un corollario alla dottrina Monroe che rivendicava il diritto degli Stati Uniti di intervenire negli affari di una repubblica americana nell’eventualità che essa corresse il rischio di occupazione o intervento da parte di uno stato europeo.

Rooseveltfu un fermo sostenitore delle dottrine di Mahan e del Darwinismo sociale.

Il Darwinismo sociale è una teoria secondo cui la storia delle società umane rispondeva alla logica della sopravvivenza del più adatto. Questa teoria rappresentò il fondamento per numerose teorie sulla supremazia razziale e per i sostenitori del “fardello dell’uomo bianco”, ovvero del suo ruolo di civilizzatore.

Il pensiero di Mahan, ammiraglio statunitense, invece si concentrava sul ruolo del potere navale e del presupposto per cui lo sviluppo del commercio è essenziale in termini di aumento della potenza.

A ciò aggiunse che il mare è il mezzo più veloce ed economico per il trasporto delle merci e che, quindi, l’interesse di uno Stato è quello di sviluppare una flotta commerciale e di garantirne la sicurezza attraverso una marina militare sufficiente ad evitare che le rotte vengano distrutte da eventuali minacce esterne.

Queste due direttrici si sono tradotte da una parte con la volontà di esportare “progresso” attraverso investimenti e capitali, dall’altra di far si che questi investimenti fossero in Paesi rilevanti dal punto di vista delle rotte commerciali.

Con queste logiche l’amministrazione ottenne l’indipendenza di Panama dalla Colombia con annesso un trattato che autorizzava gli Stati Uniti a costruire e a controllare quello che diventerà in seguito il Canale di Panama nel 1913, fondamentale per ridurre i tempi delle rotte commerciali.

Per consolidare il proprio dominio sui Caraibi, poi, venne inserito l’emendamento Platt nella costituzione cubana. Tale emendamento sanciva i criteri per l’intervento negli affari cubani e consentiva agli Stati Uniti il mantenimento di una base navale a Cuba (Guantanamo).

Gli Stati Uniti hanno fatto ricorso a questo emendamento intervenendo in alcune faccende cubane nel 1906, nel 1912, nel 1917 e nel 1920. L’emendamento venne abrogato nel 1934 ma rimane ancora ad oggi il controllo della base militare di Guantanamo.

Gli Stati Uniti inoltre, assunsero il controllo delle finanze anche in tutto il territorio della Repubblica Domenicana e di Haiti – facendo ratificare a questi due Paesi l’emendamento Platt.

L’amministrazione di Woodrow Wilson (1913-1921) aveva intenzione di abbandonare l’intervento armato diretto in America Latina poiché non aveva portato i risultati sperati.

Ad esempio, poco prima della sua elezione vi fu un intervento in Nicaragua, che si concluse con l’ascesa del Generale Chamorro, dettato dalla necessità di tutelare i crescenti investimenti della United Fruit Company, dal 1984 Chiquita Brands, nella regione caraibica.

Per di più, già nel secondo decennio del ‘900 gli Stati Uniti erano riusciti a trasformare i Caraibi in un “Lago americano” e, per mantenere il controllo sulla zona, è stato necessario sostenere interventi armati.

Stessa sorte è toccata al Messico che ha visto la presenza di truppe armate dal 1914 fino al 1917, anno in cui si tennero nuove elezioni e si ratificò una nuova costituzione nella quale era facilmente riscontrabile un forte sentimento anti-americano.

Occorre mettere in rilievo che negli anni ‘20 l’influenza economica degli Stati Uniti era vastissima in America latina.

La United Fruit Company e la Standard Fruit Company (oggi Dole Fruit Company) infatti, controllavano la maggior parte dei profitti della regione. Queste due compagnie concorrevano per il predominio della regione e detenevano un forte controllo in Paesi che vennero definiti come le “repubbliche delle banane”, ovvero: Honduras, Costarica e Guatemala.

Più volte i giornalisti latinoamericani hanno accusato le compagnie di corrompere i governi nazionali per un trattamento preferenziale o per consolidare il proprio monopolio.

A ciò si aggiungono le accuse di degrado ambientale, di deforestazione, di drenaggio e impoverimento dei sistemi idrici e di devastazione della biodiversità.

Inoltre, spesso si praticava la monocoltura che, esaurendo la fertilità delle terre, alla fine portava al collasso economico oltre che alla dipendenza dall’esportazione di quel prodotto. Esportazione che spesso non creava profitto alla nazione.

Si pensi che a Cuba gli Stati Uniti erano titolari dei 2/3 della produzione di zucchero, praticamente l’unico prodotto dell’isola.

Questa logica riguardava anche le materie prime ed è così che gli Stati Uniti in Venezuela possedevano quasi la metà del petrolio e che in Cile il prezzo del rame, principale prodotto di esportazione, era direttamente deciso da Washington.

Occorre poi notare che una compagnia come la United Fruit Company non si occupava solamente di frutta ma aveva investito in ferrovie transnazionali e nelle telecomunicazioni. A ciò si aggiunga che, in questo periodo, l’America Latina riceveva il 20% dell’export totale degli Stati Uniti e nella maggior parte dei casi gli Stati dell’America latina esportavano fino anche al 90% della propria produzione negli Stati Uniti. In pratica, quella degli Stati latinoamericani era a tutti gli effetti una forte dipendenza economica.

L’impossibilità di portare stabilità nella regione e la necessità di avere governi “alleati”, oltre che al rafforzamento del Giappone nell’Oceano Pacifico, portarono gli Stati Uniti a sostenere i cosiddetti “Uomini forti” (come Batista a Cuba, la famiglia Somoza in Nicaragua e Truijillo nella Repubblica Domenicana).

Per questo con Franklin Delano Roosevelt (1933-1945) si instaurò quella che viene definita la politica del “buon vicinato” con personaggi “illustri” che si arricchivano ulteriormente mentre la popolazione era costretta a vivere nella povertà più nera.

Il folklore vede assegnare al Presidente americano la frase “Sarà pure un figlio di puttana, ma almeno è il nostro figlio di puttana”, che, al di là delle veridicità o meno della frase, rappresenta la figura dei dittatori, rappresentanti, o tutori, dell’influenza americana.

Caso particolare, però, fu quello del Messico che vide il raggiungimento di compromessi per gli attriti sul petrolio.

Con la costituzione del 1917 il Messico volle nazionalizzare le risorse, provocando l’allarme dell’azienda americana Standard Oil (da cui successivamente nacquero la ESSO e la Chevron).

In questo primo caso ci furono dei negoziati internazionali che si conclusero con l’attribuzione dei diritti di proprietà degli Stati Uniti in cambio del riconoscimento diplomatico del 1924.

Un secondo caso ci fu nel 1938 con la nazionalizzazione ad opera di Cardenas. Questa suscitò un’azione di Lobbying da parte della Standard Oil, che la vide accusare il presidente messicano di essere comunista.

Anche in questo caso ci furono nuovi negoziati che portarono nel 1941 al riconoscimento del diritto del Messico al controllo delle materie prime a fronte di un indennizzo da pagare all’azienda americana.

È da notare che ciò fu possibile solamente perché gli Stati Uniti si stavano preparando alla guerra ed avevano bisogno di alleati con molte materie prime. Ciò infatti fu dettato anche dal fatto che tra il ’30 e il ’40 erano aumentati gli acquisti del petrolio messicano da parte delle potenze dell’asse.

Sulla scia di tale ottica di “opportunità bellica”, Roosevelt tentò di consolidare il movimento panamericano.

Gli Stati Uniti sfruttarono l’attivismo dei nazisti in America latina (soprattutto in paesi come l’Argentina, il Brasile e l’Uruguay) per giustificare una maggiore cooperazione e per rivitalizzare l’Unione Panamericana nata nel 1910.

Fu così che con la dichiarazione di Panama del 1939 si delineò un perimetro di sicurezza intorno all’emisfero occidentale e si istituì un comitato di coordinamento economico. Ciò rese più facile agli Stati Uniti bloccare le transazioni tra l’America latina e i futuri nemici.

A ciò si aggiunse che gli Stati Uniti con la legge “affitti e prestiti” divennero, in un primo momento, “l’arsenale” della Gran Bretagna. Così facendo si garantirono i profitti della produzione bellica utilizzando le materie prime latinoamericane.

La situazione però peggiorò e gli Stati Uniti dovettero entrare in guerra trascinando con sé i Paesi dell’America latina. Questi ultimi erano fondamentali allo sforzo bellico per il facile accesso alle materie prime.

Fu così che i fuochi della guerra si fecero vividi in tutto il mondo rappresentando l’unica illuminazione di una lunga notte. In mezzo secolo gli Stati Uniti erano riusciti ad instaurare un rapporto controverso con una regione vastissima. Un rapporto inizialmente economico, poi politico e infine di necessità per la guerra contro le potenze dell’asse. Ma ora la nostra carovana deve riposarsi. Il viaggio è ancora lungo. I semi dell’antiamericanismo sono stati gettati e devono ancora germogliare. Tra poco riprenderemo il nostro viaggio…

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