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Kibera, Kenya: lo slum più grande d’Africa

di Rainer Maria Baratti

Kibera si trova nella periferia di Nairobi, in Kenya, ed è tra i 10 slum più grandi del mondo, posizionandosi al secondo posto con 2,5 milioni di abitanti stimati. Vivere in uno slum è la realtà quotidiana di 1,6 miliardi di persone nel mondo e circa il 60% della popolazione di Nairobi vive in insediamenti informali.  

Kibera deriva da una parola nubiana che significa “foresta” e, secondo i dati del Kenya Population and Housing Censuns del 2009, è composto da 12 villaggi, affermandosi come lo slum più grande di tutta l’Africa. Data l’estrema povertà dell’insediamento, le condizioni igienico-sanitarie sono critiche e si registra un’elevata percentuale di malati di HIV. 

La storia dello slum di Kibera 

Lo slum di Kibera nacque nel 1912 quando il governo coloniale britannico fondò un insediamento per 600 soldati Nubiani, facenti parte del reggimento Kings African, e le loro famiglie.  

Durante gli anni ’30 l’amministrazione di Nairobi revocò temporaneamente tutti i permessi abitativi e chiese agli abitanti di Kibera di dare prova della loro discendenza nubiana. A coloro che provarono tale discendenza venne concesso il titolo di Tenant of the Crown che garantiva il diritto a risiedere a Kibera, diritto che però poteva essere revocato attraverso una decisione unilaterale delle autorità. Da questa situazione di incertezza sui diritti di proprietà ne conseguì che a Kibera non poterono essere edificate abitazioni in mattoni od in cemento, trasformandosi progressivamente in uno slum dove risiedeva (e risiede tuttora) la fascia sociale meno abbiente della capitale kenyota.  

Se i coloni originari erano i nubiani del confine tra Kenya e Sudan, attualmente questi occupano circa il 15% di Kibera, sono per lo più musulmani e nella maggior parte dei casi proprietari delle baracche. Gli altri proprietari delle baracche sono per lo più Kikuyu, la tribù di maggioranza a Nairobi, anche se non vivono lì. La maggior parte degli inquilini di Kibera provengono dall’ovest del Kenya e sono Luo, Luhya e Kamba. A causa di questa composizione, nello slum di Kibera ci sono molte tensioni tribali – in particolare tra i Luo e i Kikuyu – tra proprietari ed affittuari e tra chi ha e chi non ha lavoro.  

A ciò si aggiunge che sovente il Governo cerca di sfrattare gli abitati di questo slum. Nell’agosto 2018, ad esempio, sono state demolite le abitazioni di circa 30 mila persone con appena due settimane di preavviso per far posto ad una strada ad alto scorrimento per collegare il centro alla periferia ovest di Nairobi. Per chi ha subito lo sfollamento non è stato previsto alcun indennizzo perché non si trattava degli ufficiali proprietari dei terreni. I funzionari keniani hanno infatti dichiarato che le persone che vivevano in quella zona risiedevano lì illegalmente.  

Le autorità negli ultimi anni hanno avviato la costruzione di strade, ponti e cavalcavia con l’obiettivo di decongestionare il traffico ma, come sta succedendo in altre regioni del Kenya, a subire le drammatiche conseguenze di questi cambiamenti strutturali sono i più poveri. Se teniamo conto che nello slum solo un quarto degli studenti frequenta scuole “ufficiali” è ancora più drammatica la notizia che questa nuova rete autostradale rischia di demolire l’unica scuola esistente a Kibera. Questa è gestita dai residenti ma provvede inoltre a fornire cibo, sicurezza e rifugio ai bambini dello slum

Vivere a Kibera 

A Kibera il governo possiede la proprietà di tutta la terra: solo il 10% degli abitanti sono proprietari e molti di queste possiedono più baracche che affittano agli inquilini. Di conseguenza il restante 90% dei residenti è costituito da affittuari senza diritti.  

La dimensione media di una baracca a Kibera è di 4m x 4m e sono costruite con muri di fango, un tetto di lamiera ed un pavimento di terra o cemento. Spesso una baracca ospita fino a 8 persone ed in molti dormono per terra. A ciò si aggiunge che solamente il 20% dello slum è provvisto di elettricità e UN-habitat sta cercando di fornire l’illuminazione stradale, quella necessaria per garantire la sicurezza all’interno dello slum e l’allaccio alle baracche in alcune parti di Kibera. 

Fino a poco tempo fa Kibera era completamente sprovvista di acqua e questa doveva essere raccolta dalla diga di Nairobi che, non essendo potabile, è stata spesso causa di epidemie di tifo e colera. Attualmente ci sono due condotte d’acqua principali fornite rispettivamente dal Consiglio comunale e dalla Banca Mondiale.  

Nella maggior parte dello slum inoltre non ci sono servizi igienici ed una stessa latrina viene spesso condivisa da 50 baracche. Una volta piena i giovani di Kibera sono coloro che provvedono a svuotare la latrina e portare il contenuto al fiume poiché le autorità sono del tutto assenti anche in questo caso. 

Lo slum di Kibera è poi sprovvisto di cliniche ed ospedali governativi, pertanto ad offrire supporto medico sono organizzazioni come AMREF, Medici senza frontiere o le varie Chiese.  

Tutte le persone sono incoraggiate a fare un test HIV gratuito e, se positivo, a prendere gratuitamente le medicine generiche antiretrovirali. Oltre ai problemi legati all’HIV, le associazioni attive a Kibera devono fronteggiare quelli relativi all’alcool, alle droghe ed all’aborto. Nello slum è molto diffuso il Changaa, un alcolico al 50% che se fatto in modo scorretto è molto ricco di metanolo, che, data l’alta disoccupazione a Kibera, viene bevuto fin dalle prime ore del mattino causando fenomeni di violenze, crimine o stupro. Analogamente le droghe sintetiche e l’aspirazione della colla sono un problema crescente, alla base di numerose nuove dipendenze all’interno dello slum. Inoltre, a causa degli stupri e dello scarso utilizzo del preservativo, circa il 50% delle ragazze tra i 16 e i 25 anni rimane incinta. Essendo per lo più gravidanze indesiderate, molte donne ricorrono all’aborto che, in particolare in una zona povera come quella di Kibera, può costituire un grave pericolo per la donna poiché svolto senza un’adeguata assistenza medica.  

Per tutti questi motivi, l’aspettativa di vita a Kibera è di soli 30 anni

Il pericolo Covid-19 nello slum di Kibera 

All’inizio della pandemia Covid-19 molti timori per coloro che vivevano in slum come Kibera riguardavano la potenziale rapida diffusione del virus a causa dell’alta densità di popolazione, le scarse condizioni sanitarie e la grave mancanza di strutture. Seppur queste siano preoccupazioni legittime, una volta attuate le misure per fronteggiare la pandemia si è palesata un’altra importante minaccia: la fame. 

Da marzo 2020, quando è stato annunciato il primo caso di Coronavirus in Kenya, la vita di molti abitanti delle baraccopoli è diventata ancora più dura. Le restrizioni hanno fatto sì che la gran parte del lavoro, ma soprattutto del lavoro occasionale ed informale su cui la gente contava per sopravvivere, si contraesse fino a sparire. Di fatti molte persone sono rimaste senza reddito e di conseguenza senza la possibilità di comprare gli alimenti necessari. Nello slum di Kibera la minaccia della fame è diventa ancora più grande di quella del Covid-19. 

Anche in questo caso l’operato delle associazioni è stato fondamentale per la vita nello slum. Ad esempio Concern worldwide ha cercato di fornire servizi di emergenza vitali per curare i bambini malnutriti ed ha favorito trasferimenti di denaro in modo che le famiglie potessero avere accesso a beni essenziali come il cibo, l’affitto ed il sapone per prevenire la diffusione del coronavirus. A questi si aggiunge il lavoro della Catholic Agency for Overseas Development (CAFOD) che ha fornito sostegno per tre mesi consecutivi a 75 famiglie in tre parrocchie che presenti nello slum di Kibera. Questi programmi però sono hanno avuto una durata brevissima, a riprova di come gli abitanti dello slum siano stati dimenticati dal governo e continuino ad essere discriminati ed emarginati perché soventemente accusati di risiedere lì illegalmente. 

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Fonti e approfondimenti 

J.L. Baker, Climate Change, Disaster Risk, and the Urban Poor : Cities Building Resilience for a Changing World. Urban Development, Banca Mondiale, 2012. 

Habitat for Humanity Great Britain, The word’s Largest slums: Dharavi, Kibera, Khayelitsha & Neza

Africa Rivista, Perchè lo slum di Kibera è sotto sfratto?, 6 agosto 2018. 

African Population and Health Research Center (APHRC), Population and Health Dynamics in Nairobi’s Informal Settlements: Report of the Nairobi Cross-sectional slums Survey, 2012. 

Concern worldwide, Kibera: a look inside Africa’s largest slum, 26 novembre 2020. 

Rainer Maria Baratti

Vice-presidente Large Movements APS | Climate Change e Migration Specialist | Dottore in Relazioni Internazionali | Blogger in Geopolitica, Geoeconomia e tematiche Migratorie | Referente LM Environment

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