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Cos’è… Boko Haram? Storia dell’organizzazione terroristica e della crisi climatica nel Lago Ciad

Cos'è Boko Haram - Large Movements

Boko Haram è una delle organizzazioni terroristiche più violente al mondo e la più violenta in Africa, le sue azioni hanno causato più di 30.000 vittime e 2 milioni di sfollati tra Nigeria, Camerun, Niger e Ciad. Tra gli attentati più noti ai media internazionali vi sono l’attacco al palazzo delle Nazioni Unite ad Abuja nel 2011, il rapimento delle 276 studentesse di Chibok nel 2014 e il Massacro di Baga, dove nel 2015 hanno perso la vita 2.000 civili. Secondo il Global Terrorism Index report dell’Institute for Economics & Peace del 2018 il più alto numero di vittime per il terrorismo in Nigeria è stato raggiunto nel 2014, anno in cui sono morte 6.612 persone. Circa il 70% degli attentanti erano ad opera di Boko Haram e, per questi motivi, è l’organizzazione più efferata per quanto riguarda il terrorismo in Nigeria e in Africa.

Le origini di Boko Haram

Le origini di Boko Haram risalgono al 2002, anno in cui nasce nella città di Maiduguri, capitale dello Stato federato nigeriano del Borno. Le origini sono da ricercare in un gruppo di giovani islamisti radicali che praticavano il proprio culto nella moschea di Alhaji Muhammadu Ndimi  agli inizi degli anni 2000. Una frangia di questo gruppo, non ancora conosciuto col nome di Boko Haram, accusava la città e l’establishment islamico di essere intollerabilmente corrotti e irrecuperabili. Per questi motivi si ritirarono nella cittadina di Kanama, nello Stato federato di Yobe, al confine col Niger. Qui il gruppo si scontrò violentemente, nel 2003, con la polizia a seguito di una disputa sui diritti di pesca in uno stagno locale. Da questo episodio scaturì un feroce assedio da parte dell’esercito alla moschea in cui si erano rifugiati i membri del gruppo: la maggior parte di questi morirono.

I sopravvissuti fecero ritorno a Maiduguri e, sotto la guida di Ustaz Moahmmed Yusuf, intrapresero il processo di istituzione della moschea del gruppo. Fu in quest’occasione che compare per la prima volta il termine “Boko Haram”, con il quale ci si riferiva agli abitanti e che spesso viene tradotto con “l’educazione occidentale è proibita”, mentre qualcuno preferisce tradurre il nome con “l’educazione occidentale è peccato. Il processo di istituzione porta il gruppo a mutare in organizzazione e la struttura della moschea ad ospitare una sorta di “Stato nello Stato”. Boko Haram si fornì di un complesso dotato di una grande fattoria, una scuola, un consiglio decisionale ed una propria polizia religiosa. Al suo interno venivano accolti i rifugiati delle guerre dei paesi limitrofi ed i giovani nigeriani disoccupati o “senza speranza” ed a tutti venivano offerti riparo, cibo e istruzione.

Proprio il tema dell’educazione e dell’istruzione è fondamentale nel pensiero di Boko Haram. L’organizzazione tutt’oggi ritiene che l’occidentalizzazione, i “falsi” musulmani e i non-musulmani siano i colpevoli della corruzione, del mal governo nigeriano e delle disuguaglianze economiche nel paese. Nel 2007 Yusuf commissionò l’omicidio dello sceicco e predicatore Ja’afar, esponente politico e religioso della regione, molto critico verso l’integralismo di Boko Haram. L’omicidio decreta il distaccamento ufficiale dall’establishment musulmano della Nigeria settentrionale e dimostra come nello Stato non sia presente un’idea di Islam omogenea. Da qui in poi vi fu un crescente attrito tra l’autorità statale e Boko Haram fino a sfociare in un conflitto aperto a partire dal luglio 2009. L’organizzazione quindi ha cominciato a portare avanti la lotta armata per imporre una forma rigorosa di Shari’a al fine di sconfiggere la cultura occidentale e l’occidentalizzazione.

Da questo momento Boko Haram diventa un’organizzazione terroristica che segue la corrente ğihādista dei salafiti e “giustifica” l’uso delle violenza e delle armi per perseguire l’obiettivo di rovesciare i sovrani apostati. La critica di Boko Haram non si limita ai “non-musulmani” ma è rivolta anche contro i Salafiti “puristi” (coloro che si impegnano principalmente a preservare la purezza dell’Islam) e tutti coloro che non seguono il messaggio dell’organizzazione. Questi infatti vengono accusati di non opporsi alle ingiustizie che i musulmani subiscono e, pertanto, di non seguire il proprio credo fino in fondo.

La leadership di Abubakar Shekau e il giuramento di Boko Haram all’Islamic State

Nel 2009, attraverso “l’operazione Flush”, la polizia arresta dei membri di Boko Haram, dando inizio a scontri cruenti e ad un’escalation di attentati. Nel luglio dello stesso anno Yusuf viene arrestato e muore in prigione, le autorità hanno dichiarato che la morte è avvenuta durante un tentativo di fuga. Per un breve periodo, la polizia riesce a sopraffare momentaneamente l’organizzazione, che si ritira così dalla scena nigeriana.

Secondo l’intelligence ci sono diverse ipotesi riguardo al ritiro dell’organizzazione terroristica. Alcuni membri di Boko Haram sembrerebbero aver trovato riparo e sostegno presso altri gruppi ğihādisti stabiliti nel Sahel, mentre altri nei campi di addestramento dei ribelli in Algeria. Secondo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, invece,  i membri di Boko Haram si sono rifugiati e addestrati in un campo ribelle di Tuareg nel Mali. Fonti più certe si hanno però sugli spostamenti di Abubakar Shekau.

Shekau era l’ex braccio destro di Yusuf e prese il comando di Boko Haram in seguito alla morte di quest’ultimo. Durante il periodo di “letargo”, il leader dei terroristi si è rifugiato dapprima nella foresta di Sambisa, poi sui monti Mandara al confine tra Nigeria e Camerun. Nel frattempo però, le diverse cellule terroristiche diffuse in gran parte dell’Africa si sono mantenute in contatto e si spostavano a piedi in gruppi di 5, 10 o massimo 20 persone per non dare nell’occhio. Durante questo periodo si sospetta che esponenti locali, appartenenti al mondo della politica e dell’economia, abbiano visto in Boko Haram un’opportunità per far valere i propri interessi ed abbiano iniziato a finanziare l’organizzazione. Ciò ha permesso un ritorno ancora più violento di Boko Haram.

Nei primi mesi del 2011 l’organizzazione torna sulla scena nigeriana attraverso operazioni sanguinose e rapine a banche, convogli di denaro e ad attività commerciali in tutta la regione del bacino del lago Ciad. A partire dall’agosto dello stesso anno poi, ci sono stati attacchi quasi settimanali da parte dei miliziani che hanno piazzato bombe in luoghi pubblici e di culto. Tra il 2010 e il 2015 Boko Haram ha raggiunto il proprio apice di operatività e violenza diventando così un punto di riferimento per la “galassia ğihādista” in Africa. Durante questo periodo Boko Haram ha però suscitato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale soprattutto in due occasioni: il rapimento delle 276 studentesse di Chibok nel 2014 e il giuramento all’Islamic State.

Il rapimento delle studentesse non è né il primo, né l’ultimo, esempio dell’efferatezza e della violenza di Boko Haram contro le donne , ma è il primo ad aver attirato l’attenzione di tutta la comunità internazionale, tanto che hanno partecipato alla campagna social media #BringBackOurGirls persone di tutto il mondo. Occorre infatti evidenziare che il rapimento delle donne da parte di Boko Haram è una costante del modus operandi dell’organizzazione. Spesso queste donne subiscono abusi come la violenza sessuale, il matrimonio forzato o la conversione forzata. Questo “ciclo degli orrori” si somma, ed a volte si confonde, alle violenze perpetrate da Boko Haram contro i bambini. Questi spesso vengono utilizzati in attentati sucidi: secondo l’UNICEF nel 2017 l’impiego da parte di Boko Haram dei cosiddetti “Bambini Kamikaze” era quadruplicato rispetto l’anno precedente .

Il 7 marzo 2015 Shekau prestò giuramento all’Islamic State e l’organizzazione prese il nome di  Islamic State West Africa Province, spesso nota con l’acronimo di ISWAP. Tale episodio suscitò enormi preoccupazioni da parte della comunità internazionale ma, contrariamente agli scenari che si erano immaginati, rappresentò uno dei motivi del temporaneo indebolimento dell’organizzazione. Infatti a causa degli attriti tra Shekau e l’Islamic State, Shekau viene sostituito alla guida da Abu Musab al-Barnawi, figlio maggiore di Yusuf. Shekau però continua ad operare in qualità di leader con 1.500 uomini nella foresta di Sambisa, sotto il vecchio nome di Boko Haram. A causa di questa scissione, ad oggi, esistono due fazioni contrapposte di Boko Haram.

Come si rafforza Boko Haram? Reclutamento, disperazione e crisi climatica nel Lago Ciad

Boko Haram sfrutta la frustrazione, il risentimento verso il governo, l’indignazione pubblica, l’emarginazione sociale e la disoccupazione per reclutare nuovi uomini tra le proprie fila. Secondo Wolfang Bauer, inoltre, le origini profonde del successo di Boko Haram risalgono ad un diffuso “sentimento di vendetta” verso il colonialismo occidentale che ha distrutto l’egemonia dei gruppi tribali che si era espansa fino alla Libia. In generale occorre però comprendere il luogo in cui opera maggiormente Boko Haram e di cui detiene il controllo: la regione del lago Ciad. Qui l’organizzazione terroristica offre somme di ingaggio fino a 500$ per reclutare disoccupati, “giovani senza speranza” e uomini che voglio recuperare la propria dignità, riuscendo a sfamare la propria famiglia. Di questa regione, infatti, Boko Haram detiene il controllo delle reti commerciali, dei rifornimenti, dell’accesso alle risorse e distrugge villaggi e mercati. Inoltre, la regione del lago Ciad rappresenta l’epicentro del terrore e, negli ultimi decenni, è diventata il simbolo della crisi climatica.

Il lago Ciad è un lago desertico nel bordo meridionale del Sahel e, in quanto tale, è molto sensibile alla variazione delle precipitazioni e della temperatura. Il lago infatti ha una forte variazione stagionale e annuale ma dal 1963 il lago ha iniziato a prosciugarsi a causa del cambiamento climatico e dello sfruttamento idrico per l’agricoltura. Ad oggi si teme la sua scomparsa. Il lago Ciad rappresenta un’importante riserva d’acqua dolce e fonte di sussistenza per la popolazione in quanto i mezzi di sussistenza di chi vive nelle comunità della regione del lago Ciad dipendono strettamente dalla produzione agricola, dalla pesca artigianale e da altre imprese minori legate all’agricoltura. Qui la crisi ecologica ed il cambiamento climatico hanno aumentato la vulnerabilità della popolazione locale.

In primo luogo la recessione del lago ha avuto effetti sull’economia della regione in quanto ad esso è corrisposto il deperimento delle risorse e l’aumento dell’insicurezza alimentare. Da ciò ne è conseguito un aumento dei conflitti tra i diversi gruppi etnici per il controllo e lo sfruttamento delle risorse. Questi conflitti sembrerebbero derivare dal fatto che ad un progressivo deperimento dell’ambiente circostante è corrisposto un progressivo deterioramento delle norme consuetudinarie (tramandate all’interno delle comunità) della gestione pacifica delle risorse. Come possiamo vedere nella mappa di seguito riportata, sulle sponde del lago si contano diversi gruppi etnici principali: i Kanembu, i Kanuri, i Buduma, i Kuri, gli Haddad, i Mawar, i Kotoko e gli Arabi.

In secondo luogo, la recessione del lago ha aperto a Boko Haram nuove strade per gli attacchi contro i villaggi e i mercati, facilitando così le azioni di guerriglia. In questo modo Boko Haram ha potuto assumere posizioni strategiche fondamentali per saldare il proprio controllo sulla regione e per controllare la rete degli approvvigionamenti. Ciò ha aumentato la paura e la frustrazione della popolazione e, conseguentemente, ha accentuato gli effetti della crisi economica di una regione già in difficoltà.

In terzo luogo, le posizioni controllate dall’organizzazione terroristica e le attività di anti-terrorismo degli Stati hanno diminuito la mobilità all’interno della regione e le possibilità di accesso alle risorse.

La mobilità e la migrazione all’interno della regione tradizionalmente hanno rappresentato importanti strategie di sussistenza per le popolazioni e, con la progressiva recessione del lago, tali strategie sono risultate fondamentali per la sopravvivenza. Nella regione le popolazioni intraprendevano movimenti transfrontalieri per motivi educativi ed economici, quest’ultima in risposta alla variabilità stagionale del lago. Spesso le popolazioni si muovevano dalle vecchie sponde del lago a quelle nuove, utilizzando il terreno tra il vecchio e il nuovo insediamento. Allo stesso modo la pastorizia, attraverso la transumanza, migrava in risposta alla differente possibilità di pascolo. In molti invece intraprendevano migrazioni dalle campagne alle città affinché potessero guadagnare maggiori quantità di denaro attraverso differenti attività lavorative nel caso in cui vi fosse stata una minore produttività delle fattorie.

Oltre a queste strategie volte a rispondere alle difficoltà poste dal cambiamento del lago ve ne è una più estrema definita come “lavoro con garanzia dei ragazzi”. In questo caso i pastori nomadi provenienti dal Nord del Camerun e dal centro dello Stato del Ciad viaggiavano verso la valle del Chari durante la stagione secca per contrattare i ragazzi dei villaggi. Questi solitamente venivano utilizzati nel luogo di origine dei nomadi per la cura delle mandrie per circa sei mesi. Trascorso il periodo di lavoro, i ragazzi ricevevano una vacca come pagamento ed il permesso di poter ritornare dai propri parenti. Il problema però era rappresentato dal fatto che spesso i Nomadi non onoravano l’accordo, trovavano un pretesto per terminare anticipatamente il “contratto” in modo da non pagare il ragazzo o tenevano il ragazzo per sé stessi. Il fatto che le famiglie delle comunità rurali fossero pronte ad utilizzare tale strategia estrema di sopravvivenza, mettendo a rischio i propri figli, è indicativo delle difficoltà provenienti da un clima ed un ambiente imprevedibile, che tali comunità si trovano tutt’oggi ad affrontare.

Ad oggi la maggior parte del lago è formato da zone paludose permanenti e zone che vengono irregolarmente inondate. Raggiungere le cosiddette “acque libere” per le popolazioni è difficile e le strategie tradizionalmente attuate non sono praticabili poiché le popolazioni vengono ostacolate dalle attività di Boko Haram e dalle forze di sicurezza nazionali. Ad oggi si stima che circa 7 milioni di persone nella regione del lago Ciad sono colpite dall’insicurezza alimentare: Nigeria (5,2 milioni), Camerun (1,4 milioni), Niger (135 mila) e Ciad (124 mila). Nel 2017 i prezzi dei prodotti alimentari di base nella maggior parte dei mercati erano aumentati rispetto alla media quinquennale precedente. Ad aumentare i costi dei beni concorrevano l’insicurezza della regione, l’aumento dei costi di trasporto e le difficoltà legate alla coltivazione. Tutto ciò non fa che aumentare la frustrazione, il risentimento e l’emarginazione sociale, condizioni che Boko Haram sfrutta per reclutare nuovi membri. In altre parole, in questa regione per la popolazione vi sono solo due alternative: la fuga o l’affiliazione all’organizzazione terroristica.

A causa della sua natura transfrontaliera Boko Haram rappresenta una minaccia per tutti gli stati rivieraschi del lago ma anche per le persone che vivono nei campi profughi della regione. L’ombra dell’organizzazione terroristica si sta estendendo tragicamente verso il Niger e, come altri gruppi ğihādisti in Africa, sta prendendo di mira i campi profughi. Il 14 dicembre del 2020 Boko Haram ha attaccato Tamour, villaggio del Niger nella regione di Diffa, causando la morte di 27 persone. Di questi 17 erano bambini profughi. Attualmente il Niger ospita oltre 200.00 profughi da diversi paesi: Mali, Nigeria, Ciad, Sudan e Siria. Il Niger inoltre ospita uno dei più grandi campi profughi del Sahel e importante crocevia della rotta del mediterraneo centrale: il campo profughi di Agadez.

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Fonti e Approfondimenti

Orsini A., a cura di (2019). Il terrorismo in Africa. Roma: Luiss University Press.

Evans M. Mohieldeen Y. (2002). Environmental Change and Livelihood Strategies: The Case of Lake Chad. Geography, vol. 87 (No.1), pp. 3-13.

FAO. (2017). Lake Chad Basin crisis, Response strategy (2017–2019), Mitigating the impact of the crisis and strengthening the resilience and food security of conflict-affected communities. Disponibile su http://www.fao.org/3/a-i7078e.pdf

Mastrojeni G. Pasini A. (2017). Effetto serra, effetto guerra. Milano: Chiarelettere.

Tar U. Mustapha M. (2017). The Emerging Architecture of a Regional Security Complex in the Lake Chad Basin. Africa Development / Afrique Et Développement, Vol. 42(No. 3), pp. 99-118.

Walker, A. (2012). What Is Boko Haram? (Rep.). US Institute of Peace.

Camilli A. – Agadez, dove comincia la rotta del Mediterraneo centrale

Vice-presidente Large Movements APS | Climate Change e Migration Specialist | Dottore in Relazioni Internazionali | Blogger in Geopolitica, Geoeconomia e tematiche Migratorie | Referente LM Environment

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