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Carovana (anti)americana: un amore non corrisposto

Carovana-migranti-America-Latina-Large-Movements-03

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La Carovana dei migranti sta bussando alle porte degli Stati Uniti per dirgli “è colpa vostra se siamo stati costretti a partire”. Abbiamo l’ultima tappa del nostro viaggio nella storia da affrontare.

Abbiamo visto un amore malsano tra gli Stati uniti e l’America Latina che si è trasformato in una feroce gelosia. È una storia lunga più di un secolo. È una storia che inizia nei primi del ‘900 con l’intento degli Stati Uniti di affermarsi come potenza regionale e mondiale e di trasformare i Caraibi in un agognato “Lago Americano”. È una storia che vede aumentare la dipendenza dell’America latina tra le due guerre mondiali. È una storia fatta di multinazionali, di investitori, di amministrazioni statunitensi, di organizzazioni internazionali, di dottrine, di rivoluzioni, di colpi di stato e del mito del Panamericanismo. È, ancora, la storia della guerra fredda, del narcotraffico, dei progetti allo sviluppo, della CIA e del terrorismo. La nostra Carovana, ora, può ripartire in un viaggio storico alla scoperta di una storia dove l’Antiamericanismo si è trasformato in speranza.

Dopo la caduta del blocco sovietico iniziò una nuova fase nella regione che qui ci interessa. Questa però iniziò comunque con un intervento americano.

Il 20 dicembre del 1989, 13 mila soldati americani si unirono a un contingente di proporzioni analoghe stabilmente deputato alla protezione dei diritti americani nell’area del Canale di Panama con l’obiettivo di catturare Manuel Noriega, il famigerato leader delle forze di difesa panamensi che all’inizio del mese si era autoproclamato capo del governo. All’inizio del 1988 Noriega era stato condannato da un tribunale federale in Florida per riciclaggio di denaro sporco e traffico di droga.

L’amministrazione Bush, individuando nel leader di Panama un simbolo del traffico di stupefacenti, lanciò “l’Operazione giusta causa” senza consultare gli Stati membri dell’Organizzazione degli Stati Americani. Noriega fu arrestato, e successivamente processato e condannato a Miami. Ci furono proteste diffuse in America Latina e l’opinione pubblica americana nel suo complesso accolse l’intervento come una vittoria nella cosiddetta “Guerra alla Droga”. Il traffico di droga però, continuò a prosperare per tutti gli anni ’90.

Un’altra operazione importante ci fu nel 1994 quando i marines americani furono chiamati ad intervenire ad Haiti. L’amministrazione Clinton aveva lanciato “l’operazione difesa della democrazia” a seguito di una montante crisi di rifugiati innescata dall’operato di una serie di regimi repressivi nell’isola. Per tutti gli anni ’80 le precedenti amministrazioni avevano rimpatriato gli haitiani che cercavano di sfuggire al regime brutale di Jean-Claude Duvalier; solo a 28 dei circa 23 mila “Boat People” haitiani venne dato asilo negli Stati Uniti.

Duvalier fu rovesciato nel 1986 e Jean Bertrand Aristide vinse le elezioni democratiche nel 1990. Questo però venne deposto nel 1991 da un colpo di stato militare condannato dagli Stati Uniti e dall’Organizzazione degli stati americani. Questa volta, vista l’impennata del flusso dei rifugiati, la guardia costiera americana concesse temporaneamente un porto sicuro a migliaia di Haitiani nella base militare della Baia di Guantanamo a Cuba. La prospettiva che fino a 200 mila haitiani prendessero il mare stava iniziando a creare una grave crisi sul piano politico e umanitario. Per ristabilire l’ordine furono inviate ad Haiti truppe americane.

Quindi in cosa consiste questa nuova fase? Sostanzialmente vi è stato un cambio di logica. Entrambe le operazioni, pur rimanendo espressione della persistente egemonia americana nei Caraibi, erano dettate da considerazioni di politica interna.

Dal punto di vista economico ancora negli anni ’90 era chiara la dipendenza economica dell’America Latina dagli Stati Uniti. In parte ciò era dovuto alla storica disparità in termini di ricchezza.

Il PIL degli Stati Uniti era ancora sette volte quello dell’America Latina, ma la popolazione dell’America Latina era del 75% più numerosa. L’America Latina restava relativamente povera e sovrappopolata, il che era una delle motivazioni alla base della massiccia migrazione illegale verso il nord. Malgrado le transazioni con la regione fossero nel complesso diminuite tra il ’70 e l’80, gli Stati Uniti nel 1990 restavano comunque il principale partner commerciale di tutti i Paesi della regione.

Il rapporto Nord-Sud iniziò a sembrare piuttosto diverso rispetto al passato ma lo spirito antiamericano, da sempre prevalente nella regione per i diversi motivi che abbiamo accennato, si esacerbò.

In un sondaggio del 2007 più della metà dei latinoamericani dichiarano di avere una visione negativa degli Stati Uniti ed esponenti dell’antiamericanismo come Hugo Chavez, presidente venezuelano fino al 2013, cominciarono a rappresentare una speranza per molti latinoamericani.

Oggi l’antiamericanismo è ancora forte e la speranza venezuelana sta affogando nell’inflazione, nella povertà e nella violenza.

Nel frattempo, il 13 ottobre una carovana dei migranti si è messa in marcia con l’intento di arrivare negli Stati Uniti. Sono partiti dal nord dell’Honduras, hanno attraversato il Guatemala e il 20 ottobre, con 4.500 esseri umani, hanno bussato alle porte del Messico.

Da lì l’attenzione mediatica è salita. Il primo eco è stato dato dal presidente Trump che, attraverso una serie di tweet, ha usato questa iniziativa come strumento di campagna elettorale per le recenti Midterm Elections.

All’inizio, ha minacciato il Guatemala di revocare gli aiuti concessi, nel caso in cui il governo non fosse intervenuto per fermare la carovana che passava per il suo territorio. Quindi, ha ordinato l’impiego di forze armate al confine per la protezione contro “l’invasione”. Ha finito con il minacciare la revoca del NAFTA, da poco rinnovato.

La Carovana è, in un modo o nell’altro, riuscita ad arrivare a Tijuana e il 26 novembre le tensioni sono aumentate sulla frontiera tra Stati Uniti e Messico. Le autorità americane hanno utilizzato lacrimogeni contro la folla. I migranti della carovana denunciano che gli Stati Uniti li hanno costretti a partire dopo aver appoggiato quello che viene riconosciuto come il colpo di stato del 2009, contro il presidente honduregno Zelaya, e di aver gettato in una forte instabilità Paesi come il Guatemala ed El Salvador.

Per noi finisce questo viaggio in una storia d’amore ormai esausta. Una storia altalenante fatta di rapporti difficili. Una storia che voleva illustrare il perché di un sentimento così forte di antiamericanismo. Certo, le motivazioni sono più profonde e ce ne sono molte altre. Ogni storia d’amore è più profonda di quanto raccontiamo, di quanto capiamo e di quanto esprimiamo. Proprio per questo cercheremo di raccontare le situazioni dei diversi Paesi nelle nostre schede paese e in altri articoli. Continuate a seguirci, presto inizieremo un nuovo viaggio.

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