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La lezione argentina del fiume Matanza-Riachuelo: la necessità di cambiare prospettiva per tutelare l’ambiente

In generale le società di tutto il mondo riconoscono dei diritti agli esseri viventi e agli esseri umani in primis. La tipologia dei diritti che vengono riconosciuti varia a seconda delle culture, delle tradizioni, dei sistemi politici ed ideologici di ogni società, ma, secondo i cosiddetti giusnaturalisti, è comunemente accettata l’esistenza di alcuni diritti fondamentali che prescindono dall’ordinamento giuridico a cui appartengono. Tali diritti vengono definiti come “diritti di natura”. Quindi ci si domanda: esistono dei “diritti ambientali” tra i diritti di natura? La risposta è controversa e per niente scontata.

Negli ultimi anni si sono fatti dei passi in avanti e il tema dell’ambiente non rappresenta più un discorso elitario di cui solo scienziati ed attivisti parlano. I movimenti di tutela dell’ambiente si sono diffusi a livello globale, l’agenda politica internazionale ha fissato tra le priorità assolute quella di ridurre il cambiamento climatico e fronteggiare i conseguenti disastri ambientali. È chiaramente riconoscibile come questo tema abbia preso piede in maniera realmente preponderante nel dibattito politico ad ogni livello, ma tutto ciò non sempre si traduce in un vero e proprio riconoscimento dei diritti dell’ambiente. Non vi è ancora un’opinione univoca che confermi e delinei se e quali essi siano, o almeno, è spesso discussa e trova controversie derivanti da esigenze e contesti molto variegati. C’è chi focalizza l’attenzione maggiormente sugli effetti che un danno ambientale provoca sull’uomo, chi sugli animali e chi più genericamente sul Pianeta, complicando quindi l’attribuzione di tali diritti a soggetti specifici.

In generale, i diritti sono sempre inseriti nel binomio diritti-doveri che possono ricadere sullo stesso soggetto o meno. Nel campo dei diritti dell’ambiente l’individuazione di entrambe le posizioni risulta complessa e rimane un problema in molti casi irrisolvibile. A ciò si aggiunge che i diritti dell’ambiente sono riconosciuti in maniera eterogenea nei vari Paesi del mondo e ciò è dovuto sicuramente a sensibilità tuttora molto differenti. Si pensi che alcuni ordinamenti hanno sentito l’urgenza di riconoscere i diritti dell’ambiente prima di altri per motivi che li toccano più da vicino, mentre altri continuano a schivare la questione per interessi economici e politici, che infatti si impongono sui più deboli interessi sociali ed ambientali, spesso schiacciandoli.

Tra i Paesi che sono attivati nella ricerca di una maggiore tutela dei diritti dell’ambiente vi sono alcuni paesi dell’America Latina, tra cui l’Argentina, dove nel 2004 un gruppo di residenti del bacino del fiume Matanza-Riachuelo (nella provincia di Buenos Aires) ha sollevato la questione relativa all’inquinamento dell’area dovuto alle attività di 44 aziende lì operanti. Il fine non era solo quello di protestare nei confronti delle aziende, bensì di vedersi riconosciuti dei diritti fino ad allora inesistenti, o perlomeno non considerati, derivanti dal danneggiamento subito a causa dell’inquinamento del bacino.

Le rivendicazioni non riguardavano esclusivamente il risarcimento per i danni già prodotti da tali attività, ma avevano una visione più di lungo termine. I ricorrenti richiedevano un incremento della qualità della vita, la riparazione del disastro causato e la prevenzione di quelli futuri come impegni fondamentali che la Corte Suprema argentina, davanti alla quale era stato presentato il caso, dovesse riconoscere e far applicare da parte delle autorità di Governo e degli enti locali.

Il caso in questione rappresenta una vittoria sul piano del riconoscimento dei diritti dell’ambiente in capo ad una certa comunità affetta direttamente da un disastro ambientale o dal danneggiamento della qualità dell’ambiente da parte di altri soggetti, che in quell’occasione furono indicati come lo Stato, la Provincia di Buenos Aires e la città di Buenos Aires. Il danno ambientale è ricaduto sull’intera collettività, che ne è stata quindi vittima e che ha rivendicato il diritto ad una compensazione, alla cessazione delle attività inquinanti e all’effettuazione di rimedi per restaurare la condizione precedente.

Da quel momento la Corte ha stabilito un piano di azione che l’ACUMAR (l’agenzia del governo responsabile del bacino del fiume Matanza-Riachuelo) deve mettere in pratica. Tra gli scopi del piano vi sono quello di avviare un’azione di disseminazione di informazioni pubbliche, di controllare l’inquinamento prodotto dalle industrie, di ripulire le discariche, di espandere l’offerta di acqua, di sviluppare un piano di sanità emergenziale e di adottare un sistema di misurazione internazionale per valutare il rispetto degli obiettivi del piano (Mendoza Beatriz Silva et al vs. State of Argentina et al on damages (damages resulting from environmental pollution of Matanza/Riachuelo river, 2008).

Quanto accaduto attorno al fiume Matanza-Riachuelo ha posto le condizioni per affrontare le questioni ambientali in tutto il territorio nazionale sottoponendole ad una nuova prospettiva ovvero quella di difesa della qualità della vita, della salute collettiva e di promozione dei diritti umani a più ampio raggio, includendo quindi anche quelli che derivano da aspetti ambientali, che hanno ricadute considerevoli anche sui diritti economici, sociali e culturali.

Da una rivendicazione locale è scaturita la necessità di prevedere a livello nazionale un maggiore impegno da parte delle autorità competenti, che nella fattispecie è rappresentata dall’ACUMAR, e ha permesso di allargare la partecipazione della società civile nel processo di elaborazione e monitoraggio di politiche di stampo ambientale e non solo. Per permettere una più ampia partecipazione della società civile, requisito fondamentale è l’accesso all’informazione, il quale favorisce una visione chiara del problema da analizzare, stimolandone la discussione e la successiva risoluzione attraverso l’attivazione di pratiche collettive.

Quanto esposto finora è un limpido esempio di come il valore attribuito e condiviso dell’ambiente da parte di una collettività ne rafforzi l’agire sul piano politico e sociale, consentendo il raggiungimento di risultati che, presi nel complesso, in grado di costruire gradualmente una società globale più rispettosa e riconoscente nei confronti della natura. Forse è necessario ancora stimolare una visione più olistica del sistema in cui vive l’essere umano, ovvero che includa ogni singola parte del Pianeta e ne curi la vita, l’esistenza e la preservazione, invece di tendere alla sua devastazione a discapito di qualcosa o qualcun altro, in modo tale da non avere alcun dubbio su se e quali sono i diritti che gli appartengono.

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Rebecca Rossetti

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