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Orangi Town, Pakistan: slum o circoscrizione amministrativa da due milioni di persone?

di Erica Scognamiglio

Orangi-Town-Slum-Pakistan

Nella periferia settentrionale di Karachi, precedente capitale del Pakistan, attuale capitale economica oltre che metropoli più estesa e più densamente popolata di tutto il Paese, si erge Orangi Town; classificato nel 2016 dal Rapporto di UN-Habitat come uno tra i più grandi e popolosi slum del mondo.


Il contesto: alle origini del fenomeno

Il Pakistan dalla fine degli anni Novanta ha conosciuto una rapida urbanizzazione, ancor’oggi in continua crescita. Tale fenomeno ha interessato le più grandi città del Paese toccando in modo particolare Karachi tanto che, nel 2016, le Nazioni Unite l’hanno definita la dodicesima più grande e più densamente popolata metropoli del mondo.           
Tra le principali cause che hanno determinato tale cambiamento urbano è possibile annoverare i grandi flussi migratori sia interni che esterni che hanno interessato la città.           
Stando a quanto riportato da uno studio dell’International Growth Center (2017), la popolazione registrata nel 1947, anno dell’indipendenza del Paese, risultava essere di circa 450 mila persone. L’ultimo Censimento effettuato invece, risalente al 2017, riporta un dato che riflette i profondi e radicali cambiamenti che hanno interessato la metropoli asiatica: 16 milioni sono le persone che popolano il capoluogo della provincia del Sind
Tale consistente afflusso è determinato da numerosi fenomeni riconducibili prettamente ad avvenimenti di tipo economico, storico, politico e culturale.   
Stando ai dati riportati dal World Population Review (2021) uno tra i primi fattori di attrazione per i migranti diretti a Karachi è la forte presenza di grandi industrie nate in seguito al suo rapido sviluppo economico-tecnologico, iniziato durante l’epoca coloniale. Gli inglesi, riconosciuta la posizione strategica della città sia come porto commerciale che garantiva uno sbocco sul mare ai paesi interni da loro controllati, sia come punto di collegamento diretto con il nord dell’India, iniziarono ad investire nella costruzione di moderni sistemi di collegamento e sulle industrie.
Tale fenomeno è stato ulteriormente rinforzato negli ultimi anni da politiche economiche che prevedono cospicui investimenti nel settore secondario e tecnologico e sempre più limitati interventi al settore primario, precedente fonte di sostentamento della maggior parte degli abitanti dei villaggi.
Un ulteriore fenomeno che ha fortemente influito sulla smisurata crescita della metropoli risale alla separazione del Pakistan dall’attuale India. Numerosi fedeli islamici, provenienti dalle neonate India e Bangladesh e da altri paesi del Sud dell’Asia, si stabilirono in Pakistan per sfuggire alle malcelate persecuzioni religiose attuate dai loro paesi di provenienza.         

Prevedibilmente, così come accaduto in altre metropoli asiatiche spasmodicamente cresciute negli ultimi decenni, anche Karachi non è stata capace di rispondere alla domanda abitativa di tali flussi di persone. Uno studio condotto dall’UN Habitat (2016) stima infatti che la domanda di abitazioni nell’area urbana di Karachi sia tre volte superiore all’offerta. 
In quanto capitale economica attrae migliaia di persone, provenienti da villaggi sempre più abbandonati a loro stessi e da altre regioni del paese. A causa della smisurata crescita della popolazione, lo spazio edificabile in breve tempo si è ridotto e, aumentando smisuratamente di prezzo, si è trasformato in un privilegio di pochi. I migranti, così, non trovando soluzioni abitative adeguate alla loro possibilità economiche, si sono stabiliti negli slums.
Un ulteriore elemento che ha favorito la smisurata proliferazione delle aree informali nella “città delle luci” – così abitanti e turisti avevano ribattezzato Karachi negli anni Ottanta, per via della sua intensa e vibrante vita notturna – è relativo all’insufficiente e inadeguato interesse del Governo riguardo la possibilità di costruire soluzioni abitative versatili e a medio/basso prezzo che rispondessero realmente ai bisogni di tale categoria di persone.         
Il recente Report World Population Review (2021) riporta infatti che più della metà degli abitanti della metropoli asiatica risiede in katchi abadis, termine locale usato dagli abitanti per riferirsi a tali tipologie di abitazioni, in modo particolare a quelle illegali non autorizzate.     



Orangi Town, il katchi abadis più esteso di Karachi      


Dei circa 600 katchi abadis presenti a Karachi, il più esteso e più densamente popolato della metropoli risulta essere Orangi Town. Lo slum si estende per circa 22 chilometri quadrati dove attualmente vi risiedono più di 2 milioni di persone.           
Nonostante le autorità locali e la letteratura lo considerino a tutti gli effetti un insediamento informale, una notevole parte del territorio è stata legalmente registrata ed è considerata ufficialmente circoscrizione amministrativa; riceve aiuti e beneficia di alcuni servizi erogati dall’amministrazione centrale.         

Stando alle prime informazioni ufficiali, tale insediamento risulta essere uno tra i più antichi di Karachi perché nato intorno al 1947, con l’arrivo dei rifugiati musulmani provenienti dalla neonata India. Il governo pakistano all’epoca permetteva a tali gruppi di persone di stabilirsi liberamente in alcune sezioni di territorio pubblico.            Anzi, intorno al 1950, il territorio occupato – che era di circa 1300 acri – venne ufficialmente riconosciuto come circoscrizione amministrativa. Tale legalizzazione non durò a lungo e, nel giro di circa vent’anni, con l’arrivo di rifugiati dal neonato Bangladesh (1971) e l’incontrollata crescita della metropoli, Orangi Town crebbe smisuratamente e i nuovi territori non vennero mai riconosciuti ufficialmente.

Tale peculiare dualità rende le condizioni di vita dei residenti estremamente difficili poiché i servizi presenti sono insufficienti e mal distribuiti, oltre ad essere un territorio per la maggior parte abusivo e quindi costantemente esposto a richieste di sgombero o tentativi illegali di eliminazione di esso.        
Tra le principali problematiche che oggi affliggono l’area è possibile riportare: il sovraffollamento, l’assenza di un sistema educativo efficace, un elevato tasso di violenza e criminalità e la mancanza di un efficace sistema idrico e fognario.    

Così come accade nella maggior parte degli slums asiatici, anche a Orangi Town gli abitati vivono in parte in costruzioni stabili di mattoni o cemento e in parte in abitazioni costruite con materiali di fortuna quali lamiere e teli di plastica. L’elemento che accomuna le due macrocategorie di soluzioni abitative è il sovraffollamento: l’ampiezza media di quest’ultime può variare dai 25 ai 40 metri quadrati in cui mediamente vivono dalle 6 alle 8 persone. Spesso infatti in un’unica stanza vengono svolte tutte le attività quotidiane rendendo così le abitazioni luoghi insalubri e inadeguati, ben al di sotto degli standard minimi di salute e sicurezza. Inoltre, il sovraffollamento, unito alle scarse condizioni igienico-sanitarie, appare essere un importante fattore di rischio nella trasmissione delle malattie, sia per quelle che ciclicamente affliggono i residenti che per l’attuale pandemia di Covid-19.

Un ulteriore problematica del più esteso katchi abadis di Karachi è l’assenza di un sistema educativo efficace, realmente capace di fornire educazione e formazione di qualità ai bambini e ragazzi lì residenti. Le strutture pubbliche presenti sono sia insufficienti a livello numerico che posizionate in modo inadeguato rispetto al numero dei residenti e, nella maggior parte dei casi, lamentano carenza di materiale, strutture e personale. Si registra così un’alta percentuale di abbandono scolastico tra i bambini e ragazzi in età scolare ed un elevato tasso di analfabetismo tra gli adulti.    

La povertà educativa e l’abbandono scolastico, uniti alle difficili condizioni lavorative nella metropoli oltre alle problematiche connesse alla rigida suddivisione del territorio tra i numerosi gruppi etnici e religiosi, determinano un elevato livello di violenza e criminalità all’interno dello slum.
Le donne sono le prime vittime di reati minori e di molestie sessuali: dal 2011 al 2014, il 77% delle donne residenti a Orangi Town sono state vittime di stupro.       

Tra le più annose e gravi problematiche dell’area in questione è possibile annoverare anche l’assenza di un sistema idrico e fognario efficiente e funzionante, problema tristemente condiviso da tutti gli abitanti della nazione: solo il 20% della popolazione del Pakistan ha regolarmente accesso all’acqua potabile ed ai servizi igienici.       
La situazione appare drammatica in tutto il paese ma a pagarne le conseguenze peggiori sono gli abitanti degli insediamenti informali. Gran parte delle risorse idriche a loro destinate sono spesso contaminate da liquami fecali, da sostanze chimiche tossiche utilizzate in campo agricolo e da scarichi industriali non correttamente smaltiti. La maggior parte dei decessi – soprattutto di neonati e bambini – e delle malattie registrate in tali aree è causata infatti dalla mancanza di accesso a fonti di acqua potabile.
La situazione igienico sanitaria a Orangi Town, così come in molte aree slums asiatiche e del mondo in generale, appare drammatica e viene peggiorata anche della mancanza di un reale e correttamente funzionante sistema fognario. I residenti, conseguentemente, non hanno accesso a servizi igienici adeguati aumentando maggiormente il dilagare di malattie ed epidemie.



L’agency dei residenti: la forza dell’Orangi Project Pilot



Considerate le condizioni di forte deprivazione e l’instabilità cui sono esposti gli abitanti di tale area, nel 1980 è stato avviato il Programma Orangi Pilot Project. Il Progetto comprendeva una serie di programmi tra cui: un programma, quasi interamente finanziato e gestito dai residenti, volto a migliorare le loro condizioni igienico sanitarie utilizzando la minor quantità di risorse possibile; un programma volto al miglioramento delle abitazioni, che attualmente ha contribuito alla costruzione di 93.000 case; un programma che ambiva a fornire alla popolazione gli strumenti necessari per migliorare le proprie abitudini alimentari ed il proprio stile di vita; un programma mirato allo sviluppo rurale dei villaggi vicini ed infine, un programma mirato a fornire i servizi educativi di base a tutti i residenti.   
I risultati ottenuti sono stati straordinari e l’originalità e la forza del Progetto non risultano essere legati tanto alle innovazioni tecniche o nel modo in cui sono stati gestiti i fondi ed i materiali messi a disposizione, quanto più nella sua filosofia e metodologia di base. I singoli programmi sono stati proposti agli abitanti e le comunità hanno stabilito la metodologia, scandito i tempi e pensato alle tecniche per loro adeguate a risolvere le principali problematiche strutturali.    
La forza dell’Orangi Pilot Programe risiede nell’abilità di motivare, fornire support tecnico e consulenze alla popolazione che ha, in pressoché totale autonomia, migliorato, per quanto il territorio e le politiche dall’alto permettessero, l’area abitata.      

Benché le attuali condizioni di vita dei residenti restino ben al di sotto degli standard minimi per condurre una vita dignitosa, è possibile affermare che, da quando il Progetto è stato avviato, le condizioni generali di vita siano nettamente migliorate e anzi, alcuni programmi hanno apportato un cambiamento notevole e incisivo: grazie al programma che mirava al miglioramento dell’educazione il tasso di scolarizzazione dei residenti di Orangi Town, risulta lievemente superiore alla media della metropoli stessa.

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