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L’espropriazione dei diritti delle donne in Etiopia

In Etiopia, come in altre società tradizionali, il valore delle donne è misurato in base al loro ruolo di madri e mogli. Nelle città come nelle campagne, la divisione dei ruoli tra uomo e donna è ben definita, affidando al primo un controllo completo sulla vita della moglie che, costretta alla sfera domestica, raramente partecipa alla vita comunitaria. Nelle situazioni più estreme l’uomo esercita un controllo sul corpo stesso della donna, che troppo spesso viene sottoposto a tremende violazioni.

Questa sottomissione istituzionalizzata del genere femminile risale ai tempi dell’occupazione italiana del Paese. I coloni bianchi hanno infatti giocato un ruolo importante nel fortificare il sistema patriarcale all’interno dei diversi gruppi etnici che popolano il Paese. Soprattutto a partire dal 1940, gli occupanti stranieri usavano le donne locali come concubine per fini di sfruttamento sessuale, usando la forza e la violenza quando queste si opponevano. Della donna etiope si parlava largamente anche in Italia, poiché veniva menzionata come uno dei motivi per cui era giusto emigrare nei territori di nuova occupazione.

Il sessismo si è fatto così strada nella società etiope e rimane tutt’oggi una grave piaga da abbattere per permettere uno sviluppo realmente sostenibile in questo Paese.

Oggi, Large Movements cercherà di far luce sulle caratteristiche che accomunano le donne etiopi, segnalando le maggiori difficoltà verso la parità di genere e le più gravi violazioni dei loro diritti umani che, come purtroppo succede in molti Paesi, restano saldamente ancorate alla società attraverso leggi, usanze e tradizioni che scoraggiano l’emancipazione della donna.

I diversi livelli della discriminazione di genere

Secondo il Global Gender Gap Report, pubblicato nel 2018 dal Global Economic Forum, l’Etiopia si classifica al 117° posto su 149 paesi, evidenziando uno stallo rispetto all’anno precedente sulla riduzione del divario di genere, già ampio in maniera allarmante. Il report analizza le disparità di genere utilizzando indicatori quantitativi in quattro contesti sociali utili a misurare la possibilità per le donne di auto-determinarsi e di rendersi indipendenti:

1. L’accesso al lavoro (indipendenza economica);

2. L’accesso all’educazione elementare, media e superiore, compresa l’università;

3. L’accesso alle cure sanitarie ed all’aborto;

4. La partecipazione attiva nella vita politica del Paese.

Vediamo adesso le maggiori difficoltà che le donne affrontano negli ambiti sopraelencati, evidenziando anche le peggiori violazioni di diritti umani perpetrate ai loro danni all’interno della società odierna dell’Etiopia.

1. L’accesso al lavoro

Le immense difficoltà di accesso alla professione riscontrate dalle donne etiopi vengono evidenziate dal tasso di occupazione femminile, che oscilla tra il 40 ed il 50%. Di questa percentuale, la grande maggioranza dei lavori corrisponde all’agricoltura ed all’allevamento, se non ad attività informali di scarsa rilevanza per l’economia famigliare. Inoltre, il restante della popolazione femminile si occupa delle attività di cura della casa e della famiglia – che vengono omesse dal conteggio perché non remunerate – ma non per questo non altrettanto faticose e degradanti. Tra queste, riteniamo opportuno menzionare il trasporto di carichi pesanti come le taniche d’acqua per decine di chilometri.

Il divario di genere nel mercato del lavoro etiope è dunque elevatissimo, e questa condizione viene denunciata dal Report sull’Etiopia realizzato dalla Convenzione sull’Eliminazione di tutte le forme di Discriminazione contro le Donne (CEDAW), che condanna il controllo e lo sfruttamento delle donne compiuto secondo l’ideologia dominante in Etiopia. Questo risulta dunque determinante nell’impedire che la donna raggiunga uno status di indipendenza ed auto-determinazione.

Le cause principali vengono identificate nelle pratiche di distribuzione delle risorse e delle opportunità e nella divisione del lavoro che non rispondono ai bisogni delle donne, bensì vanno ad alimentare il divario di genere. Il ruolo di subordinazione delle donne viene accentuato da politiche sociali, culturali ed educative che non garantiscono la loro tutela o che non vengono effettivamente attuate, andando peraltro a peggiorare la situazione di povertà nazionale.

Nonostante la legge federale garantisca il diritto di pari accesso alla terra per uomini e donne, nella realtà dei fatti questa non viene applicata poiché le donne sono escluse dalla proprietà terriera, di fatto ostacolata anche per gli uomini a causa della nazionalizzazione della terra avvenuta nei primi anni ‘90. Infatti, il 70% delle donne sposate non ha possibilità di gestire i frutti del proprio lavoro agricolo poiché questo spetta al marito. La percentuale acquista rilievo se contestualizzata nella presenza schiacciante di lavori rurali del settore primario, rispetto agli altri settori, che da impiego a più del 65% della popolazione totale etiope. La difficoltà di accesso alle risorse è concreta: il livello di povertà e sottosviluppo della maggioranza delle famiglie è originato dalla carenza di risorse idriche derivanti anche dalle frequenti siccità; l’acqua viene recuperata e trasportata come possibile, pur significando viaggi lunghi e faticosi affrontati, spesso, dalle donne e dai bambini.

2. L’accesso all’istruzione

In Etiopia quasi metà della popolazione è analfabeta. In un contesto fortemente rurale in cui i bambini abbandonano gli studi per poter portare un aiuto economico in casa, le donne sono i soggetti più colpiti dalla rinuncia all’istruzione. La scuola è frequentata in prevalenza da ragazzi soprattutto a partire dal livello secondario: la durata media di un percorso di studi di una studentessa in Etiopia è infatti di soli 8 anni, sempre secondo quanto evidenziato dal Report della CEDAW.

La causa dell’abbandono scolastico della bambina a volte corrisponde con il matrimonio, spesso con un uomo di età molto più avanzata. I matrimoni precoci – o matrimoni forzati – sono un fenomeno largamente diffuso in Etiopia, a discapito della legge che stabilisce a 18 l’età minima per le nozze. A volte a questo segue una gravidanza precoce e l’impossibilità di varcare le mura domestiche per iniziare la carriera professionale. Secondo the World Factbook nel 2020 il tasso di fertilità è di oltre 4 figli per donna – in confronto, in Italia ammonta a 1.3 figli per donna -, dato comunque in miglioramento rispetto alla media di 7 figli registrata quaranta anni fa.

Recentemente il Dipartimento di Genere del Ministero dell’Istruzione, in collaborazione con il Forum for African Women’s Education, ha introdotto una serie di programmi ed iniziative volte a scoraggiare l’abbandono scolastico femminile e parallelamente supportare le famiglie e le comunità di appartenenza per permettere alle più giovani di andare a scuola senza destabilizzare le economie locali. Tra le misure più efficaci elenchiamo:

  • Un programma nazionale di borse di studio specifiche per ragazze,
  • Riservare alle studentesse il 30% del numero totale dei posti nelle università aderenti,
  • Iniziative volte a favorire la continuità dell’istruzione delle ragazze più svantaggiate.

Rispetto alle altre problematiche di genere, l’educazione femminile è presente nei programmi politici più recenti come una delle priorità da garantire per promuovere il progresso delle donne e lo sviluppo sostenibile e paritario in Etiopia.

Resta tuttavia da analizzare l’impatto della pandemia in corso sul percorso scolastico di centinaia di migliaia di bambine e bambini, con la speranza che i danni che ne risulteranno non saranno troppo destabilizzanti per la situazione già precaria dell’istruzione in Etiopia.

3. L’accesso alla salute

Nonostante l’aspettativa di vita più lunga rispetto agli uomini, alle donne etiopi non viene garantito un accesso alla salute facile e gratuito. L’assenza di un ingresso economico personale impedisce a molte di ricevere le cure necessarie a ripristinare lo stato di benessere. Inoltre, la presenza di un lavoro non garantisce comunque l’accesso al sistema sanitario a causa della carenza di tutele mediche nei contratti lavorativi delle donne. L’analfabetismo contribuisce ad alimentare il muro che le separano dalle cure sanitarie, rendendo incomprensibili i messaggi di prevenzione.

Il divario di accesso alla salute diventa ancora più grave se consideriamo le continue violazioni fisiche che la donna etiope è costretta a subire per il suo ruolo di sottomissione totale assegnatole dall’ideologia misogina che prevale in questo Paese.

In Etiopia è diffusa la pratica delle Mutilazioni Genitali Femminili su bambine e giovani ragazze. Secondo un’analisi di Save the Children, il 16% delle ragazze di età inferiore ai 14 anni e il 65% delle donne tra i 15 e i 49 anni ha subito questo tipo di intervento, nonostante gli impegni presi dal governo per eliminare la pratica delle mutilazioni entro il 2025. Lo studio denuncia inoltre la giovanissima età delle bambine che subiscono la mutilazione: circa la metà degli interventi avviene infatti entro i cinque anni dalla nascita.

Le donne in Etiopia sono esposte ai rischi degli effetti collaterali delle mutilazioni, che nei casi più gravi possono condurre all’emorragia o al decesso, soprattutto come conseguenza del parto. A ciò si aggiunge la concreta possibilità di dover ricorrere alle cure a seguito di episodi di violenza da parte del partner o di un familiare. Uno studio realizzato dal Ministero delle Donne, dei Giovani e dei Bambini dell’Etiopia denuncia un aumento ulteriore della violenza domestica e degli stupri dallo scoppio della pandemia di COVID-19.

Nell’arco dell’ultimo anno le strutture sanitarie, per fronteggiare l’emergenza, hanno abbandonato alcuni servizi critici, per primo la distribuzione di contraccettivi che porta irrimediabilmente rischi per la salute della donna e del bambino, alimentando la pratica degli aborti non sicuri. Questi restano una delle principali cause dell’elevato tasso di mortalità materna registrato in Etiopia.

4. La partecipazione politica attiva

La partecipazione politica delle donne è stata riconosciuta dalla comunità internazionale come una misura importante della condizione delle donne in un determinato Paese, ricevendo un’attenzione significativa in tutto il mondo. Se garantita, questa consentirebbe alle donne di affrontare i loro problemi e soddisfare i propri bisogni di base all’interno della cultura di appartenenza; faciliterebbe l’inclusione, incentiverebbe la lotta reale contro la dipendenza dall’uomo, la presa di responsabilità, l’impegno politico sia a livello nazionale che locale. Tuttavia, le donne rimangono gravemente sotto-rappresentate nelle posizioni decisionali, anche in Etiopia.

La concomitanza di diversi fattori economici, religiosi, sociali e culturali hanno contribuito alla scarsa partecipazione politica delle donne nel Paese. L’occupazione rurale e/o domestica e la limitazione degli spazi al contesto famigliare comportano una sorta di invisibilità sociale delle donne, soprattutto coloro che vivono in zone rurali. Vengono meno così le opportunità che permetterebbero un miglioramento delle loro condizioni di vita e la possibilità di reclamare i propri diritti, impedendo così il raggiungimento di una società realmente equa e sostenibile.

La situazione attuale è comunque il risultato di una graduale apertura iniziata verso la fine del secolo scorso. Nel contesto della rivoluzione scoppiata alla fine degli anni ‘70 e protratta per tutta la decada degli anni ‘80, le donne hanno fatto dei passi avanti nella conquista dei propri diritti economici e politici. Associazioni ed organizzazioni per la parità di genere, come la Revolutionary Ethiopia Women’s Association (REWA), acquisirono un ruolo centrale nel promuovere l’educazione femminile, l’emancipazione economica e la partecipazione alla vita sociale e politica del Paese, che registrarono un miglioramento durante il regime di Menghistu. (T. Ofcansky, P. Berry, B. LaVerle, “Ethiopia : a country study”, 1993)

Negli ultimi anni, è stato apportato un cambiamento significativo nel quadro giuridico del Paese per garantire la protezione dei diritti delle donne. Dal Codice della famiglia al Codice penale, dal diritto di successione ai diritti di cittadinanza, è stata effettuata una massiccia revisione per rendere l’ordinamento e gli strumenti a misura di donna.

La Ethiopian Women’s Lawyers Association ha intrapreso studi sulla violazione dei diritti delle donne in diverse regioni del Paese. Grazie al loro incessante lavoro di pressione istituzionale e revisione giuridica, la questione della violenza contro le donne è stata inclusa dal punto di vista dei diritti e della dignità delle donne in diverse leggi federali, tra cui:

  • Il Codice della famiglia, che si basa oggi sul principio dell’uguaglianza di genere.
  • Il Codice penale.
  • La legge sulle successioni ai sensi del Codice civile. Per quanto riguarda la successione dei beni, sia gli uomini che le donne possono godere degli stessi diritti.

Oltre ai cambiamenti nelle disposizioni e negli strumenti legali, le agenzie governative e non governative hanno riconosciuto l’importanza di aumentare la consapevolezza delle donne e del pubblico sulle questioni relative ai diritti delle donne e sulla pena per la loro violazione. I tentativi di portare cambiamenti nell’atteggiamento delle forze dell’ordine sono tra le iniziative significative intraprese di recente.

La pietra miliare dell’escalation politica delle donne etiopi consiste nella nomina a presidente della Repubblica della diplomatica Sahle-Uork Zeudé, avvenuta il 25 ottobre 2018. La carica di Zeudé, prima donna in tutta l’Africa a rivestire questo ruolo, insieme ai miglioramenti apportati a livello giuridico a partire dalla costituzione del 1995, hanno significato la fiducia degli organi internazionali per quanto riguarda la stabilità del Paese e il suo processo di democratizzazione verso la parità di genere. Rimane dunque fondamentale procedere su questa strada, in modo che la partecipazione paritaria delle donne alla politica non sia solo una richiesta di giustizia o democrazia, ma una condizione necessaria affinché si tenga conto degli interessi delle donne.

Il futuro delle donne in Etiopia

Per far sì che la popolazione femminile dell’Etiopia riesca ad affermarsi come entità distinta dall’uomo, in grado di decidere sulla sua stessa vita, è necessario che la società affronti un percorso di sensibilizzazione e di accrescimento del senso critico nei confronti di sé stessa e di certe usanze ancora attive, che oltre a non essere affatto etiche, violano i diritti umani delle donne.

In primis, è fondamentale contrastare concretamente forme di abuso e sottomissione della donna tra cui la pratica delle mutilazioni genitali, la violenza sessuale e domestica, il traffico, interno ed internazionale, delle donne ai fini sfruttamento sessuale. Questi fenomeni alimentano la denigrazione completa della figura femminile, oltre a costituire reati che dovrebbero essere condannati e fermati dalla comunità internazionale.

In conclusione, le principali problematiche che le donne affrontano verso la parità di genere in Etiopia sono:

1. La mancata possibilità di accesso a risorse di valore sociale ed economico;

2. L’impossibilità di concludere il percorso di studi;

3. Le cure sanitarie negate o culturalmente non accettate;

4. La sotto-rappresentazione politica.

Tutti questi fattori contribuiscono e perpetuano la disparità e la discriminazione esistenti nei confronti delle donne e delle ragazze e del loro status subordinato.

La Banca Mondiale stima che se le donne etiopi fossero pienamente integrate nell’economia, il PIL aumenterebbe dell’1,9% all’anno, contribuendo molto alla riduzione della povertà, che resta la motivazione principale di emigrazione dal Paese verso il resto del mondo.

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Elena Di Dio

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